Salone Santi Quattro Coronati

Il convento dei Santi Quattro Coronati
Il restauro del Salone Gotico

di Giuseppina Filippi

Le origini del complesso architettonico dei Santi Quattro Coronati risalgono al IV secolo d.C., con l'insediamento, all'interno di una sontuosa villa patrizia, di una "domus ecclesiae" cristiana, trasformata nel VII sec. da papa Onorio I nella chiesa dedicata ai Santi Quattro Coronati Martiri.
Tali preesistenze tardo-antiche, oltre a costituire il supporto strutturale dell'impianto architettonico, rappresentano, grazie anche al costante riuso di spoglio di elementi classici, una vera e propria eredità spirituale che ha ispirato, nel tempo, una continua meditazione e rielaborazione dei valori dell'antichità. Nell'arco di tredici secoli (dal IV al XVII secolo) il complesso architettonico ha subito continue trasformazioni con ampliamenti, distruzioni, restauri e  cambi di destinazione d'uso, ed a causa della sua posizione urbanistica ha assolto anche la funzione militare di naturale roccaforte difensiva della sede papale di San Giovanni in Laterano, simile a quella di Castel S. Angelo per San Pietro.
Nel IX secolo Leone IV ristrutturò l'antica chiesa paleocristiana arricchendola di un quadriportico per l'accoglienza dei pellegrini, di una imponente torre d'accesso e di una cripta semi-anulare che custodiva le reliquie dei santi. Il lato nord del colle su via dei Santi Quattro fu ampliato artificialmente, avvalendosi di preesistenti murature romane interrate, con una grande costruzione pensile che si affacciava sulla "via papalis" percorsa dalla processione che accompagnava il Papa, dopo l'elezione,  al suo insediamento ufficiale nella sede di San Giovanni in Laterano.
Nel 1084 la fortezza subì l'incendio di Roberto il Guiscardo e solo nel 1116 papa Pasquale II ricostruì la basilica distrutta e in stato di abbandono, ricavando una più piccola chiesa a tre navate all'interno della originaria navata principale carolingia. L'ampia area residua del complesso del IX secolo fu destinata, nel lato sud ovest prospiciente via dei Querceti, ad una comunità monastica, mentre il lato opposto, a nord, fu occupato dalla sede del cardinale titolare.

Campata sud prima dei restauri

Nel XIII secolo per volontà del cardinale Stefano Conti (la cui famiglia era emergente nel panorama politico romano con ben tre papi: Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV) venne ampliato il palazzo cardinalizio e fu costruita la cappella di San Silvestro arricchita da un ciclo di affreschi che illustrava la nascita del potere temporale della Chiesa con la donazione di Costantino a papa Silvestro.
Durante cattività avignonese (1305-1377) il complesso cadde nuovamente in abbandono, anche perché fu probabilmente colpito da danni statici causati dal terremoto del 1349 (menzionato anche dal Petrarca e dal Villani) che colpì Roma con crolli a San Giovanni in Laterano, al Colosseo e alle torri delle Milizie e dei Conti.
Tale ipotesi è stata suffragata da uno studio delle lesioni del salone, propedeutico al consolidamento statico, che, avvalendosi di un modello agli elementi finiti per la simulazione dello stato deformativo-tensionale di sollecitazioni dinamiche tipiche di eventi sismici, ha riscontrato la coincidenza  delle lesioni esistenti con un'ipotetica rotazione del corpo di fabbrica intorno al suo asse verticale con conseguente danneggiamento dei colmi delle volte e crollo dell'intonaco.

Campata Nord dopo i restauri

Nel XV secolo il palazzo cardinalizio, ridotto in rovina, riebbe la sua funzione di residenza solo grazie ai restauri del cardinale titolare Alfonso Carrillo (1423-1434) che pose una lapide nel primo cortile a memoria dei lavori intrapresi a sue spese.

Successivamente andò perduta anche la funzione di alloggio di rappresentanza del complesso quando nel 1561 Pio IV vi insediò un educandato di orfane affidate a monache Agostiniane, che tuttora risiedono nel convento anche dopo la soppressione dell'orfanatrofio. La nuova destinazione d'uso provocò una radicale modifica delle precedenti "facies" medievali e rinascimentali adeguando gli ambienti a dormitori e refettori e sovrapponendo il linguaggio figurativo seicentesco alle configurazioni precedenti.
Alla luce delle vicende storiche della chiesa il restauro architettonico del Salone Gotico, che per la sua conformazione si presentava come un vero e proprio "palinsesto", ha affrontato problemi di notevole complessità.
Nel 1997 la Soprintendenza peri Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma, con le D.L. dell'Arch. Giuseppina Filippi per la parte architettonica e della Dott.ssa Andreina Draghi per la parte pittorica, iniziò la prima campagna di saggi che consentì la scoperta di un ciclo di affreschi della meta del XIII secolo che, in tempi remoti, era stato nascosto da uno strato di calce. Il grande ambiente, sito all'interno della clausura delle monache agostiniane, si presentava con le volte
completamente ridipinte, fino all'imposta delle crociere, con uno strato di tempera azzurra.
La superficie delle pareti sotto i peducci delle volte era decorata da una cornice a finti ovuli e foglie 'acanto con sottostanti specchiature contornate da una grossolana dipintura a finto alabastro. Questa decorazione fu realizzata, così come testimonia la data apposta dall'autore, dal pittore Giuseppe Tagliolini nel 1901.

 campata Sud dopo i restauri

Forse a tale epoca risale anche la completa spicconatura dell'intonaco medievale al disotto della cornice dipinta con lo scopo di attenuare l'irregolarità delle pareti.
Il restauro ha consentito di ricostruire I'originaria forma architettonica dell'ambiente che era stato modificato con la tamponatura delle finestre medievali, sostituite da grandi finestroni rettangolari seicenteschi. Si pose perciò il problema di come far emergere la fase medievale all'interno delle fasi storiche successive che avevano profondamente modificato l'aspetto originario ma che non potevano essere cancellate.
Si pensò quindi di ricostruire "virtualmente" le finestre originarie, non più Iucifere perché accecate dalle costruzioni successive. Tali aperture erano inizialmente orientate rigorosamente secondo i quattro punti cardinali e avevano grande importanza per l'illuminazione degli affreschi del Salone, che venivano così suggestivamente animati da un mutevole gioco di luce variabile nell'arco del giorno e delle stagioni.
A questo scopo, dopo l'ultimazione dei restauri avvenuta nel 2007, la Soprintendenza di Roma stipuIò una convenzione con l'Università di Roma "Sapienza" per la realizzazione di un modello tridimensionale realizzato dal dott. Eugenio Passacantilli con la supervisione del Prof. Stefano Levialdi per conto del C.A.T.T.I.D. Tale modello è focalizzato sulla ricostruzione della storia dell'illuminazione degli affreschi mediante simulazione al computer di più scenari di luce artificiale. Il volume tridimensionale realizzato è stato arricchito con JPG degli affreschi necessari alla testurizzazione delle superfici in modo da ottenere una rappresentazione della Sala più
simile al vero. È stato così possibile ricostruire la percezione visiva sia dello spazio medievale originario sia delle sue trasformazioni seicentesche alla luce di una corretta teoria e pratica del restauro.

Prospetto della volta sud dopo i restauri

Il restauro architettonico, intrapreso contemporaneamente al restauro pittorico, ha interessato le parti strutturali, il tetto a capriate, le due volte a crociera della Sala, il solaio ligneo di calpestio e la volta a botte della sottostante cappella di S. Silvestro.
L'intervento su paramenti murari, il solo ad essere qui illustrato, è stato eseguito con tecniche tradizionali congiunte all'uso di materiali consolidanti di ultima generazione.
E' stata ricostruita la solidarietà muraria e la tessitura originaria delle bucature, medievali e seicentesche, che erano interessate da una doppia lesione passante aperta nel lato nord del Salone in corrispondenza della figura di Salomone, causata dal cedimento di una piattabanda di 2.20 m di luce. In assenza di affreschi all'interno si è effettuato artigianalmente la rigenerazione localizzata delle malte antiche con iniezioni di malta antiritiro tipo Betonfix, dopo aver forzato con cunei di legno duro la piattabanda allentata, mentre in presenza, sul lato interno, di dipinti murari, sono state utilizzate resine epossidiche bicomponenti, inserendo successivamente "a fresco" lamine di fibre di carbonio fra le interfacce dei mattoni allentati, lungo le fessurazioni che percorrevano i maschi murari della muratura portante.

Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma

Anni finanziari 1997/2007 Cap 2301-8312
importi: Restauro Architettonico euro 1.225.696
Restauro Pittorico euro 840.633
Progettista e Direttore Lavori Restauro Architettonico: Arch. Giuseppina Filippi
Progettista e Direttore Lavori Restauro Pittorico: Dott. Andreina Draghi
Consulenza statica: Studio ing. Gabriele Novembre
Funzionario per le tecnologie: Salvatore Intrieri

campata Sud ricostruzione virtuale illuminazione medievaleParete est ricostruzione virtuale illuminazione medievaleCampata nord ricostruzione virtuale illuminazione medievaleParete ovest ricostruzione virtuale illuminazione medievale Planimetria del primo pianoSezione est del salone goticoSezione nord del salone goticoParticolare del finestrone seicentescoPiattabanda dissestata ricostruzioneRicucitura doppia lesione passante inserimento a fresco lamine carbonioRisarcitura manuale dei giuntiMuratura esterna dopo il restauroFinestre medievali dopo il restauroProspetto esterno sud ovest del salone gotico